Proteggere la retina dopo un distacco: il ruolo degli inibitori della ROCK

Il distacco di retina è un’emergenza oftalmologica che richiede un intervento chirurgico tempestivo: prima si interviene, maggiori sono le probabilità di recuperare la funzione visiva.
Tradizionalmente, il distacco di retina è considerato un problema prevalentemente meccanico: la retina si separa dalla coroide, principale fonte di ossigeno e nutrimento, e deve essere riposizionata rapidamente per evitare la morte dei fotorecettori.

In realtà, oltre all’aspetto meccanico, il distacco di retina determina un vero e proprio trauma del tessuto nervoso retinico. Bastoncelli e coni vanno incontro a profonde alterazioni strutturali e funzionali, con un rimodellamento patologico delle sinapsi: nei bastoncelli i terminali sinaptici si retraggono allontanandosi dalle cellule bipolari, mentre nei coni la struttura della sinapsi si altera, compromettendo il rilascio dei neurotrasmettitori. Questo fenomeno, denominato rimodellamento della retina interna, coinvolge anche aree della retina apparentemente sane adiacenti al distacco, ampliando così l’estensione del danno funzionale.

Nella pratica clinica, tra l’evento acuto e l’intervento chirurgico trascorrono spesso diverse ore, se non giorni. In questo intervallo di tempo, il rimodellamento della retina interna può compromettere in modo significativo il recupero visivo, anche dopo un riattacco chirurgico tecnicamente perfetto ed eseguito in tempi rapidi.

Proteggere la visione dopo un distacco di retina non significa quindi solo “riparare” il danno meccanico, ma anche limitare i processi cellulari patologici che si attivano immediatamente dopo il distacco.

Questo il messaggio chiave emerso nella relazione del Prof. Marco Zarbin, dell’Institute of Ophthalmology and Visual Science della Rutgers University (USA), presentata al congresso internazionale Macula Today 2025, organizzato dalla fondazione no-profit Macula & Genoma Foundation in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS-APS e con IAPB Italia ETS.

Il Prof. Marco Zarbin ha illustrato i principali meccanismi oggi noti del rimodellamento della retina interna e ha presentato una strategia terapeutica innovativa sviluppata dal suo gruppo di ricerca, basata sull’utilizzo degli inibitori della ROCK (Rho-associated kinase).

Gli inibitori della ROCK agiscono come un vero e proprio “freno d’emergenza” biologico, bloccando l’iperattivazione del sistema RhoA–ROCK, che si verifica dopo il distacco di retina e determina la riorganizzazione caotica delle connessioni neuronali e la perdita funzionale della visione anche in caso di una chirurgia correttamente eseguita.

Il blocco dell’iperattivazione del sistema RhoA-ROCK riduce la retrazione dei terminali sinaptici nei bastoncelli e preserva la struttura delle sinapsi nei coni. In sostanza, questi farmaci sono in grado di “mettere in pausa” il rimodellamento patologico della retina interna, offrendo al tessuto retinico la possibilità di un miglior recupero funzionale in seguito al ripristino della sua posizione anatomica.

Sebbene siano necessari ulteriori studi clinici per confermare l’efficacia degli inibitori della ROCK e definirne le modalità di utilizzo, il concetto è chiaro e promettente: affiancare alla chirurgia un intervento farmacologico neuroprotettivo potrebbe migliorare in modo significativo gli esiti funzionali della chirurgia del distacco di retina. Questa strategia potrebbe rivelarsi utile anche in altri contesti, come le terapie geniche sottoretiniche, che richiedono un sollevamento temporaneo della retina.

La chirurgia resterà sempre il cardine del trattamento del distacco di retina, ma la ricerca sta aprendo nuove prospettive per ridurre il rischio che il danno funzionale diventi irreversibile. In questo scenario, gli inibitori della ROCK potrebbero diventare, nel prossimo futuro, un alleato prezioso della chirurgia retinica.

Dr. Jung Hee Levialdi Ghiron
Responsabile comunicazione scientifica Rome Vision Clinic

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