La Cataratta

La cataratta è una condizione oculare dovuta all’opacizzazione del cristallino, la lente dell’occhio che ha la funzione di convogliare la luce sulla retina. L’opacizzazione del cristallino interferisce con il normale passaggio della luce verso la retina, e quindi con la visione, similmente a quanto avviene per il passaggio della luce esterna verso l’interno di una stanza in presenza di una finestra con i vetri opachi o smerigliati.

Da notare che la cosiddetta cataratta secondaria non è determinata dall’opacizzazione del cristallino, bensì della capsula (la struttura anatomica che ospita la lente artificiale che viene impiantata al posto del cristallino naturale durante l’intervento di cataratta) a causa di un processo fibrotico che interessa questo tessuto.

Quali tipi di cataratta esistono?

Esistono varie tipologie di cataratta che possono avere sintomatologie simili e cause affini. Nelle nostre sezioni avete la possibilità di approfondire la tipologia di interesse, scoprirne le cause, la sintomatologia ed il trattamento adeguato.

Cataratta Senile

La cataratta legata all’invecchiamento è nota come cataratta senile e si presenta solitamente dopo i 60-65 anni d’età, in un solo occhio o in entrambi.

Cataratta da Cortisone

La cataratta da cortisone, solitamente bilaterale e di veloce progressione, può insorgere a qualsiasi età a seguito all’utilizzo prolungato di cortisonici.

Cataratta Secondaria

La cataratta secondaria o fibrosi capsulare é il processo di fibrosi della capsula posteriore che si opacizza causando un annebbiamento della visione.

Cataratta Congenita

In alcuni casi la cataratta, nei neonati,è di natura congenita, la cui incidenza è di 3: 10.000 nati vivi e nei due terzi dei casi è bilaterale.

Stadi e sintomi

La cataratta presenta stadi di evoluzione caratteristici. Lo stadio iniziale non presenta solitamente sintomi evidenti e l’opacizzazione del cristallino può essere talmente lieve da non essere percepita.

Lo stadio incipiente è caratterizzato da un grado più marcato di opacizzazione della lente e determina la comparsa di sintomi iniziali che diventano più evidenti fino al raggiungimento dello stadio evoluto. In questo stadio il livello di opacizzazione del cristallino interferisce in modo significativo con il normale svolgimento delle attività quotidiane.

Nello stadio di massima evoluzione la cataratta può diventare brunescente. È importante non raggiungere questo stadio di maturazione perché, oltre al fatto che il cristallino assume un colore bruno che non lascia più passare la luce provocando cecità, la lente dell’occhio si indurisce a tal punto da rendere difficoltosa la sua rimozione durante l’intervento. Questo amplifica notevolmente il rischio di complicanze e mette a rischio la buona riuscita dell’intervento stesso.

A seconda dello stadio di evoluzione, la cataratta può dare origine a sintomi quali:

  • Vista sfocata o opacizzata

  • Fastidio alla luce e abbagliamento

  • Visione notturna scadente

  • Sdoppiamento della visione (diplopia)

  • Difficoltà di lettura in presenza di scarsa illuminazione

  • Percezione sbiadita o ingiallita dei colori

  • Perdita di sensibilità al contrasto

  • Cecità

Come viene diagnosticata?

La cataratta è diagnosticata durante una visita oculistica, posizionando il paziente davanti alla lampada a fessura. Una volta confermata la presenza della cataratta, il paziente viene sottoposto ad esami strumentali altamente performanti.

Sono utilizzati la IOL master e la Pentacam che permettono di ottenere dati quali: lunghezza assiale, curvatura corneale, pachimetria. Inoltre, permettono di calcolare il potere che dovrà avere il cristallino artificiale da impiantare.

Il paziente può scegliere insieme al medico oculista il difetto visivo postoperatorio più adatto, emmetropia per lontano o per vicino o una cosiddetta Blended Vision. Durante la visita dallo specialista è indispensabile verificare la concomitanza di altre patologie oculari, a carico sia del segmento anteriore che posteriore.

Quali sono le cause?

L’opacizzazione del cristallino è determinata da alterazioni fisiologiche e/o metaboliche che possono generarsi in conseguenza di diversi fattori, quali l’invecchiamento (cataratta legata all’età), l’assunzione di farmaci cortisonici (cataratta da cortisone) o difetti congeniti (cataratta congenita).

Oltre all’età, fattore di rischio naturale, esistono numerosi fattori che incrementano la probabilità e la precocità di insorgenza della cataratta.

Tra questi troviamo il fumo di sigaretta, l’eccessiva esposizione alla radiazione solare (e in particolare ai raggi UV) in assenza di protezione per gli occhi, l’ipertensione, il consumo smodato di bevande alcoliche, l’obesità, il diabete mellito di tipo 2, la dislipidemia, la preesistenza di lesioni o traumi oculari, alcuni trattamenti contro il cancro etc.

Cosa si può fare per prevenirla?

La cataratta non può essere eliminata con cure farmacologiche o esercizi oculari, ma è possibile prevenirne e ritardarne l’insorgenza. Per riuscirci bisogna adottare comportamenti volti all’eliminazione e alla riduzione dei fattori di rischio per la cataratta.

Questo significa evitare di fumare, utilizzare occhiali da sole o lenti protettive, controllare la pressione sistemica, evitare di abbondare nel consumo di alcol, cercare di mantenere il peso ideale, diminuire il più possibile il consumo eccessivo di zuccheri e, in presenza di diabete, monitorare la glicemia seguendo una dieta corretta, mantenere i livelli di colesterolo entro i limiti, etc.

Come si opera la cataratta?

Quando lo scadimento visivo rendere difficoltoso il compimento delle normali attività quotidiane, bisogna rimuovere il cristallino opacizzato e sostituirlo con una lente artificiale perfettamente trasparente.

L’intervento di cataratta, solitamente eseguito mediante la tecnica della facoemulsificazione, non deve essere effettuato troppo precocemente ma neanche troppo tardivamente.

L’ eccessivo indurimento del cristallino potrebbe impedire l’impiego di tecniche chirurgiche di ultima generazione e aumenterebbe la probabilità d’insorgenza di complicanze.

L’intervento di cataratta viene solitamente eseguito in anestesia locale e, solo in alcuni casi, in anestesia generale.

La facoemulsificazione si avvale dell’utilizzo degli ultrasuoni torsionali che sono in grado di minimizzare gli inconvenienti derivanti dagli ultrasuoni impiegati della pratica chirurgica tradizionale. L’utilizzo degli ultrasuoni torsionali riducono enormemente il pericolo di complicanze e aumentano l’efficienza del trattamento.

L’impiego di sostanze viscoelastiche protettive garantisce una migliore protezione delle cellule endoteliali corneali.

Intervento di cataratta

L’intervento di cataratta viene effettuato in clinica, in una sala operatoria e in modalità di Day-hospital. L’intervento in sé ha una durata di 10/15 minuti e il paziente può scegliere il tipo di anestesia al quale sottoporsi, o un’anestesia locale che prevede l’instillazione di gocce oppure accompagnata anche da una sedazione assistita per non aver alcun fastidio intra-operatorio.
Intervento di cataratta

Come prepararsi all'intervento?

Come comportarsi dopo l'intervento

Il paziente che deve sottoporsi all’intervento di cataratta deve eseguire una terapia preoperatoria che consiste nell’instillazione di colliri antibiotici e midriatici nell’occhio interessato.

La terapia preoperatoria consiste inizialmente con la sola somministrazione del collirio antibiotico 2 giorni prima dell’intervento e poi con quello midriatico il giorno prima. Tale terapia deve essere continuata fino al giorno dell’intervento.

Il paziente dopo la somministrazione del secondo collirio riferirà sicuramente una visione più offuscata data la dilatazione pupillare. La dilatazione deve essere massima per permettere una buona visualizzazione del campo operatorio.

Il paziente, una volta dimesso, può percepire bruciore, lacrimazione e sensazione di corpo estraneo. Queste sensazioni scompaiono progressivamente con la somministrazione della terapia post-operatoria.

La terapia postoperatoria consiste in antibiotici e cortisonici che vengono somministrati per una durata di circa 15-20 giorni, ovviamente nel caso in cui non ci siano state complicanze postoperatorie.

Il paziente viene sottoposto a controlli postoperatori per valutare la correttezza del decorso. Dopo almeno un mese dall’intervento di cataratta sarà possibile prescrivere dei nuovi occhiali, ideati in base al residuo refrattivo e alle abitudini del paziente stesso.

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