Maculopatia Essudativa, nuovo farmaco: Brolucizumab

Maculopatia Essudativa, nuovo farmaco: Brolucizumab

Recentemente, in anteprima mondiale al congresso annuale internazionale dell’American Academy of Ophthalmology (AAO) del 2019, l’FDA (Foud and Drug Amministration) ente americano preposto nella supervisione e controllo dell’uscita in commercio dei nuovi farmaci ha approvato la commercializzazione del Brolucizumab un nuovo farmaco per la maculopatia essudativa. 

 La maculopatia o degenerazione maculare legata all’età (AMD, dall’inglese Age-related Macular Degeneration) di tipo essudativo colpisce quasi 25 milioni di anziani in tutto il mondo e circa 65.000 solo in Italia. Si tratta di una grave patologia degli occhi che determina la perdita della visione centrale e che nel mondo industrializzato è diventata la causa principale di cecità legale e ipovisione nelle persone sopra i 65 anni di età. 

La maculopatia essudativa è caratterizzata dalla formazione anomala di nuovi vasi sanguigni sotto la macula, la parte più centrale e importante della retina, adibita alla visione nitida e dettagliata. I vasi sanguigni che si formano nei pazienti affetti da questa patologia presentano una struttura più fragile rispetto al normale e ciò può determinare una facile perdita di siero o sangue, con accumulo di liquidi sotto alla zona maculare e perimaculare e conseguente alterazione della morfologia retinica e danni ai fotorecettori. 

Sintomi tipici della maculopatia essudativa sono la visione distorta (metamorfopsia, che si nota facilmente osservando dei fogli a righe o a quadretti) e la difficoltà a vedere nitidamente scritte, oggetti e persone.

Una rapida diagnosi della patologia e il trattamento tempestivo sono essenziali per il ripristino della normale morfologia retinica e il recupero della funzionalità visiva. Se al contrario non s’interviene prontamente e correttamente, la malattia procede danneggiando in modo irreversibile i fotorecettori e quindi la qualità visiva, fino alla grave compromissione o alla perdita totale della visione centrale.

La perdita della visione centrale ha un effetto devastante sul paziente che, non potendo più leggere, guidare e addirittura riconoscere i volti delle persone, anche quelli più familiari, perde autonomia e autosufficienza.

La conoscenza sempre più dettagliata dei meccanismi molecolari e cellulari che stanno alla base della fisiopatologia della maculopatia essudativa ha permesso di ideare una nuova strategia terapeutica che prevede l’iniezione all’interno dell’occhio di anticorpi diretti contro il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF, dall’inglese Vascular Endothelial Growth Factor), uno dei principali responsabili dell’insorgenza e della progressione della maculopatia essudativa.

 

iniezioni

Sintomi tipici della maculopatia essudativa sono la visione distorta (metamorfopsia, che si nota facilmente osservando dei fogli a righe o a quadretti) e la difficoltà a vedere nitidamente scritte, oggetti e persone.

Una rapida diagnosi della patologia e il trattamento tempestivo sono essenziali per il ripristino della normale morfologia retinica e il recupero della funzionalità visiva. Se al contrario non s’interviene prontamente e correttamente, la malattia procede danneggiando in modo irreversibile i fotorecettori e quindi la qualità visiva, fino alla grave compromissione o alla perdita totale della visione centrale.

La perdita della visione centrale ha un effetto devastante sul paziente che, non potendo più leggere, guidare e addirittura riconoscere i volti delle persone, anche quelli più familiari, perde autonomia e autosufficienza.

La conoscenza sempre più dettagliata dei meccanismi molecolari e cellulari che stanno alla base della fisiopatologia della maculopatia essudativa ha permesso di ideare una nuova strategia terapeutica che prevede l’iniezione all’interno dell’occhio di anticorpi diretti contro il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF, dall’inglese Vascular Endothelial Growth Factor), uno dei principali responsabili dell’insorgenza e della progressione della maculopatia essudativa.

 

L’approvazione dell’FDA del Brolucizumab si basa sui risultati degli studi clinici (HAWK e HARRIER di fase III) che sono stati presentati in anteprima al Congresso annuale dell’American Academy of Ophthalmology (AAO) del 2017. I due studi clinici presi in esame hanno raggiunto gli endpoints primari e secondari e quindi hanno dimostrato la fattibilità del dosaggio prolungato dopo le tre somministrazioni di carico mensili iniziali del farmaco. Si è notato che oltre la metà dei pazienti entro il primo anno di terapia, hanno mantenuto un intervallo di dosaggio di 3 mesi, mentre gli altri hanno ricevuto un programma di dosaggio ridotto a 2 mesi. In entrambi gli studi clinici (HAWK e HARRIER), circa il 30% dei pazienti ha incrementato l’acquità visiva di almeno 15 lettere nel primo anno. Rispetto ad aflibercept, i pazienti trattati con Brolucizumab hanno mostrato una maggiore riduzione dello spessore retinico centrale già dalla sedicesima settimana. 

Il Brolucizumab è stato progettato specificamente per la terapia intravitreale e consiste in un frammento di anticorpo monoclonale umanizzato a singola catena, che lo rende la molecola più piccola (26 kDa) fino ad ora impiegata per la cura della maculopatia essudativa.

Negli studi clinici, la somministrazione di Brolucizumab nella dose di 6mg è risultata efficace nell’inibire l’attivazione dei recettori del VEGF e inibire la formazione dei neovasi patologici, bloccando in questo modo la formazione e la persistenza dell’edema retinico e ottenendo una significativa estensione dell’efficacia del trattamento rispetto ai farmaci concorrenti.

I test clinici hanno dimostrato che Brolucizumab è dotato di una capacità d’inibizione del VEGF estremamente elevata, inoltre le piccole dimensioni della molecola permettono una migliore penetrazione del principio attivo nel tessuto retinico, con un aumento della finestra di trattamento fino a 12 settimane (invece delle 4 o 8 settimane raggiunte da ranibizumab e aflibercept rispettivamente). Quindi Beovu è il primo a offrire un dosaggio meno frequente nel primo anno di terapia, pur mantenendo la sua efficacia.

Questa approvazione può cambiare il modo in cui affrontiamo il trattamento della AMD umida perché il miglioramento della terapia per i pazienti affetti da maculopatia essudativa rappresenta oggi non solo un obiettivo molto importante per il sistema sanitario, ma è soprattutto un obiettivo che tutti gli oculisti sperano di ottenere al più presto per poter offrire ai loro pazienti la possibilità di guardare il futuro con più forza e coraggio e con una prospettiva di qualità di vita sempre maggiore.

MENU