IPOVISIONE

Ipovisione e disabilità

Il semplice atto di vedere una tazzina di caffè mette in moto una serie di meccanismi automatici ed inconsci che coinvolgono in primis la capacità di distinguere le forme, calcolare le distanze e la posizione dell’oggetto. Quando questa capacità si altera in maniera tale da impedire il normale svolgimento delle azioni quotidiane, anche le più semplici, e l’autonomia personale del paziente è compromessa e si parla di Ipovisione.

Come si diventa ipovedenti?

Le cause di ipovisione più comuni sono prevalentemente di natura acquisita, ma esistono anche forme di natura congenita.

Tra le patologie acquisite vi sono la degenerazione maculare legata all’età (AMD), il glaucoma e il diabete, che rappresentano le cause più comuni di ipovisione nei pazienti di età superiore ai 45 anni nei paesi industrializzati.

Patologie genetiche, congenite e prenatali costituiscono invece le principali cause di ipovisione infantile nei paesi industrializzati; nei paesi in via di sviluppo prevalgono le patologie infettive e nutrizionali. L’ipovisione infantile costituisce non più del 5% dei casi totali di ipovisione nei paesi industrializzati, mentre nei paesi in via di sviluppo questa percentuale sale fino al 15%.

Cosa dice la legge?

Legalmente la condizione visiva di ipovisione viene descritta come:

Ipovisione Lieve – residuo visivo non superiore a 3/10 in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore anche con correzione; residuo perimetrico binoculare inferiore al 60%
Ipovisione Moderata – residuo visivo non superiore a 2/10 in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore anche con correzione; residuo perimetrico binoculare inferiore al 50%
Ipovisione Grave – residuo visivo non superiore a 1/10 in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore anche con correzione; residuo perimetrico binoculare inferiore al 30%
L’ipovisione dal punto di vista anatomo-funzionale può essere la risultante di una varietà di condizioni e traumi. Inoltre può essere differenziata in:
  • perdita della visione centrale
  • perdita della visione periferica

Come risolvo il mio problema?

Il paziente ipovedente, che sia adulto o bambino può essere aiutato attraverso l’utilizzo di ausili che gli permettono di gestire al meglio il residuo visivo, e nello stesso tempo prendere coscienza delle proprie abilità anche utilizzando le nuove tecnologie più fruibili e di facile accesso per tutti i pazienti, per esempio tablet, smartphone e nuove app.

Quello che proponiamo come centro RVC deve essere inteso come un potenziamento della propria visione; infatti esistono numerosi mezzi per migliorare la propria condizione, ma non necessariamente tutti i pazienti riescono ad adattarsi a quelli già esistenti, per questo motivo possono anche essere ideati ex novo in base alle esigenze e elaborati su misura per ogni singolo paziente.

Il percorso riabilitativo è articolato e complesso ma è finalizzato ad aumentare efficacemente l’uso della visione residua, questo vuol dire che tutto quello che possiamo ottenere è il risultato di un percorso metodico e vede coinvolte due figure, il paziente in primo luogo, e il riabilitatore, che si impegna nel risolvere le difficoltà incontrate dal paziente nella sua quotidianità e ad affrontare insieme le nuove sfide che troverà nel suo percorso.

Il percorso riabilitativo

Verranno organizzati una serie di incontri, almeno 5, a cadenza settimanale.

La prima seduta è conoscitiva, ed è probabilmente la più importante, perché vengono poste al paziente delle domande relative alle sue abitudini, alle sue aspettative, alle ragioni per le quali ha deciso di affrontare un percorso di miglioramento visivo. La conoscenza della propria malattia è molto importante perché offre al paziente i mezzi per affrontarla e gestirla in modo più consapevole con l’aiuto degli specialisti. Verrà anche valutata la presenza dei requisiti necessari per potere accedere alle procedure per la domanda di invalidità, questo perché alcune patologie  sono ingravescenti e essere preparati ad affrontare anche la parte più burocratica della propria vita solleva il paziente e i familiari da enormi carichi e spostamenti tra le varie strutture predisposte al compito di avvallare le richieste di invalidità.

Cosa è un dispositivo?

Un dispositivo è uno strumento che interagendo con il paziente lo aiuta a utilizzare il suo residuo visivo, sia da lontano che da vicino e soprattutto gli permette di mantenere le sue abitudini di vita.

Al paziente verranno proposti diversi strumenti, che possiamo raggruppare in 3 categorie principali:

Dispositivi Ottici

strumenti per ipovisione

Dispositivi Elettronici

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Dispositivi Software

dispositivi software

Cosa posso fare da solo?

Nell’ambito del percorso riabilitativo verranno indicati anche accorgimenti da adottare in casa o a scuola, come nell’elenco che segue:

  • Utilizzo di tappeti ad alto contrasto sotto i tavolini per evitare di inciampare nei tavoli bassi e nella parte inferiore delle scale, per delimitare il confine.
  • Rivestimenti ad alto contrasto degli scaffali più usati, di colore opposto agli oggetti posizionati sul piano di lavoro, come occhiali, orologi, ecc.
  • Puntini tattili sui quadranti della stufa o della lavatrice / asciugatrice, anche per contrassegnare il pulsante "30 sec”, per esempio, sul forno a microonde.
  • Utilizzando stoviglie ad alto contrasto, per esempio tazzine per il caffè bianche o tazze nere per il the.
  • Illuminazione mirata alle attività per vicino. La luce angolata da sopra la spalla fornisce l'illuminazione più comoda, poiché la luce rifletterà sul materiale di lettura e sarà diretta lontano dagli occhi. Le nuove opzioni di illuminazione comprendono vari tipi di calore e illuminazione.

Il processo di riabilitazione del paziente ipovedente non è breve, e richiede la collaborazione e il supporto di più figure professionali e dei familiari, ma molto può essere fatto per renderlo capace di mantenere, o acquisire, la sua indipendenza attraverso modifiche nell’ambiente e utilizzo di nuove apparecchiature, atte a rendere più semplice la sua vita e dei suoi cari.

Assistenza psicologica

Le conseguenze psicologiche delle patologie che affliggono gli occhi e la visione, in particolar modo quelle degenerative, vengono spesso trascurate o non considerate affatto. Tuttavia, circa il 30% delle persone con patologie degenerative come la maculopatia legata all’età, o patologie eredo-familiari come la retinite pigmentosa o croniche come il glaucoma,  manifestano sintomi ansiosi e depressivi.

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